domenica 24 aprile 2016

Proini peripolos (1987)

L'ateniese Nikos Nikolaidis (1939-2007) non è esattamente uno dei registi più noti al grande pubblico, perlomeno al di fuori della Grecia. Sin dal suo esordio cinematografico con l'ipersperimentale Evrydiki BA 2037 (1975) si era capito chiaramente che non ci si trovava di fronte a un artista facile e comprensibile, e i film successivi hanno confermato questo trend. Proini peripolos (Πρωινή Περίπολος in alfabeto greco, tradotto dovrebbe significare qualcosa come “pattuglia mattutina”) è l'opera quarta del Nostro, e sebbene meno contorta della summenzionata rivisitazione del mito virgiliano resta un oggetto scarsamente penetrabile.
Il genere è, bene o male, quello fantascientifico, nella declinazione postapocalittica; la storia… facilmente riassumibile, per la verità, ma difficile a capirsi. Bene o male il film si divide in due parti di durata quasi equivalente: per quasi tutta la prima metà sulla scena compare il gran totale di UN personaggio, una donna senza nome sulla trentina (interpretata da Michele Valley*) che non ricorda del suo passato che pochi frammenti quasi di sogno (raccontati in un suo dialogo interiore) e che si muove in una campagna deserta fino a raggiungere una città. Qui tutto sembra funzionare: le luci sono accese e i cinematografi funzionano… ma nessuno -o quasi- si aggira per le strade o gli edifici. Un significativo incontro con un militare (l'attore Takis Spiridakis) dà poi il via alla seconda parte del film, leggermente più ricca di eventi grazie alle frizioni tra i due personaggi e all'improvvisa comparsa di uno scopo nel peregrinare della signora.

Dunque: un postapocalittico, sì. Ma non siamo dalle parti di -che so- un Mad Max 2: in Proini peripolos l'ambientazione è urbana e sostanzialmente integra, tutto è scuro e lugubre, la violenza è meno spiattellata e non ci sono concessioni all'azione. C'è una certa originalità e volendo fare un paragone, con le dovute proporzioni, P.p. mescola i tardi sci-fi low budget italici con nientemeno che le auliche suggestioni di Stalker. È soprattutto la seconda parte che mi spinge a fare qualche accostamento con il capolavoro sovietico, non tanto per i contenuti quanto per il rapporto tra la donna e il militare che ricorda un po' quello dei tre personaggi di Stalker, con il militare a fare da guida e la donna alla mercé delle sue indicazioni. Ma a parte questo aspetto e qualche altra somiglianza minore (la desolazione degli ambienti, il ritmo rarefatto di entrambe le opere) non ci sono altre forti similitudini tra i due film; le forti implicazioni simboliche create da Tarkovskij sono sostanzialmente assenti nel lavoro di Nikolaidis, che si limita a qualche poeticheria bene o male fine a sé stessa. Anche la donna e la guardia si relazionano in modo assai diverso: lei trova infatti ben presto il punto debole dell'uomo e si servirà di questa conoscenza per ricattarlo e creare una situazione in cui entrambi hanno bisogno dell'altra persona. Non che questo finisca con il creare chissà quali tensioni all'interno del film, comunque.

Concludendo, che dire? Mah, non mi ha fatto impazzire ma tutto sommato mi è piaciuto. Gli amanti dei postapocalittici “sui generis”, lenti e onirici e senza elementi exploitation, farebbero bene a dargli un'occhiata.





*svizzera di nascita ma attiva quasi esclusivamente in Grecia; la Valley è probabilmente nota all'estero principalmente per il ruolo della madre nel controverso Kynodontas (2009).

Nessun commento:

Posta un commento